Primo piano     Pubblicata il 28 febbraio 2017

Gli errori giudiziari e gli orrori del sistema

L’avvocato Mauro Mellini è stato tra i fondatori del Partito radicale e già questo basterebbe a farne un autentico gigante del garantismo italiano. Ma sono le sue pluridecennali battaglie in nome di una giustizia giusta, di un processo equo, del rispetto dei diritti umani dentro e fuori il carcere a rendere Mauro Mellini un punto di riferimento per chi ha a cuore il diritto. In prima fila nelle battaglie radicali, ovviamente compresa quella in difesa di Enzo Tortora, è stato parlamentare per quattro legislature e membro del Csm. Saggista di prima grandezza, conosce la materia come pochi. Per questo, quando parla di errori giudiziari, è un piacere e un dovere ascoltarlo. Qui di seguito riportiamo un suo intervento scritto per il quotidiano l’Opinione.

 

Mauro Mellini Mauro Mellini errori giudiziari

L’avvocato Mauro Mellini.

“Si sono succedute negli ultimi giorni le notizie di alcuni spaventosi errori giudiziari. Spaventosi per la banalità degli equivoci in base ai quali dei disgraziati erano stati dichiarati colpevoli. Spaventosi per i lunghissimi periodi di carcerazione sofferti dalle vittime di questi errori. Occorrerebbe aggiungere: spaventosi per la facilità, che tali episodi dimostrano, che la giustizia (cosiddetta) commette crimini del genere. Perché di crimini si tratta.

Eppure c’è nell’aria, nella stampa che ce ne dà notizia, un non celato sentimento di “fastidio”, non per questi “incidenti”, ma per il fatto che se ne debba parlare. “L’errore giudiziario non esiste”: non è solo l’etichettatura di una pretesa idolatra di una giustizia autoreferenziale della sua infallibilità. Leggiamo i sapienti e sottili discorsi di qualche esemplare di magistrato “lottatore” e vedremo che quella non è una proposizione astratta di una fantasia letteraria. Del resto è lo stesso Codice penale a restringere i casi di “revisione” (cioè di accertamento dell’ingiustizia di una condanna definitiva) in modo tale da escluderne la possibilità quando tale ingiustizia dipende da un errore. La revisione è ammessa quando “sopravvengano nuove prove” che consentano un diverso giudizio. Ma se un poveraccio è stato condannato con una sentenza demenziale, in base alla prova di un’accusa di omicidio rappresentata dal fatto che un “testimone di giustizia” (denominazione assurda, che qualifica gli altri “di ingiustizia”) lo ha visto volare a cavallo di un asino sul luogo del delitto lanciando scariche elettriche, quella sentenza, se mai fosse “passata in giudicato”, non potrebbe essere oggetto di revisione. C’è poco da scherzare. Ho conosciuto magistrati matti capaci di sentenze del genere.

C’è poi la categoria di condanne senza prove, in base a preconcetti, arzigogoli, coglionerie inconcepibili. Se non ci sono prove non ci possono essere “nuove prove”. E, poi, le condanne per reati che sono “inventati” dalla “giurisprudenza”, che è, poi, “imprudenza” nel concepire una “giustizia di lotta”. Se domani s’arrivasse a cancellare la vergogna del “reato giurisprudenziale” (tale riconosciuto e conclamato) di “concorso esterno in associazione mafiosa”, i condannati per quella “bella pensata” dei nostri magistrati non potrebbero adire la via della revisione dei loro processi.

Ci sono poi delle “spie” del vizio di “disinvoltura” nel condannare: basti pensare che, quando nel Codice di procedura è stata aggiunta la frase per cui la condanna può essere emessa quando “la colpevolezza” dell’imputato “è provata al di là di ogni ragionevole dubbio”, non è successo assolutamente niente. Non è aumentato il numero delle assoluzioni, non è intervenuto nei processi ancora in grado di appello una falcidia di precedenti condanne in casi assai dubbi. Semplicemente, tutti i dubbi sulla colpevolezza sono divenuti “irragionevoli”. E tira a campà.

E allora, cari amici, anche di fronte alle mostruosità emesse in questi giorni non mi pare si possa parlare di “casi” di ingiustizia, di errori giudiziari, ma di assassinio morale, questo sì. È il sistema che fa dell’errore giudiziario “quello che non può esistere”. E del quale è scandaloso, quindi, lamentarsi. Un’ultima considerazione: l’“Orlando Curioso”, ministro della Giustizia, ha mandato gli ispettori a Torino per un caso di intervenuta prescrizione di un processo, tra l’altro nato male. Non mi risulta che abbia mandato ispettori a rivedere le carte dei cosiddetti “casi” di errori giudiziari. Già, dopo tanto tempo (passato in galera dalle vittime) che c’è da andare a cavillare? Sono cose che capitano. In Italia certamente sì”.

 

Mauro Mellini

Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2017