“Io, innocente, in carcere 21 anni per colpa di una consonante”

In questi giorni, 22 anni fa, veniva arrestato e condotto in carcere un uomo innocente. Accusato di omicidio, senza però averne mai commesso uno, sarebbe rimasto dietro le sbarre per 21 anni, prima di riuscire a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli erano stati contestati. Parliamo di Angelo Massaro, che per quantità di tempo trascorso in cella e gravità della vicenda detiene un triste primato: essere sul podio di tutti i tempi degli innocenti in carcere, essendo stato la vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari del nostro Paese nella sua storia recente. Secondo soltanto a quello che ha visto come protagonista Giuseppe Gulotta.

Per colpa di un’intercettazione interpretata male e trascritta peggio (una “t” al posto di una “s”, capace di stravolgere il significato di una frase banale), Massaro ha vissuto un incubo giudiziario che ha avuto ripercussioni sulla sua salute psicofisica (disordine da stress post traumatico, ansia, depressione, insonnia), sulla sua famiglia (ha una moglie e due figli che all’epoca dell’arresto avevano rispettivamente 2 anni e 45 giorni), sulla sua vita professionale (ha perso il lavoro e sta facendo una fatica immensa per cercare di ritrovarne uno). Angelo Massaro è l’esempio perfetto di come un errore giudiziario possa distruggere dalle fondamenta un individuo.

La sua storia è lunga, notevolmente complessa dal punto di vista dell’iter giudiziario, eppure paradossalmente banale nella sua semplicità: una consonante sbagliata, un collaboratore di giustizia senza nulla da perdere, lo hanno costretto a un inferno durato 21 anni. Un’esperienza capace di stroncare chiunque.

Lo abbiamo intervistato in un luogo simbolico come i giardini davanti alla Cassazione, a Roma. Ascoltate con attenzione quello che dice in questo video, il modo in cui riassume i passaggi principali della sua vicenda terribile, con le conseguenze più nefaste e gli insegnamenti più importanti che ne ha ricavato.