Né trafficante né estorsore: innocente

Ha trascorso in carcere 315 giorni e altri 191 giorni li ha passati agli arresti domiciliari per accuse che all’esito del processo si sono rivelate del tutto prive di fondamento. Dopo aver incassato l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» per quanto concerne lo spaccio di droga e per difetto di querela per quanto riguarda una presunta estorsione, Ugo Gallo, fasanese di 63 anni, sarà risarcito dallo Stato.

 

Con sentenza del 2 luglio scorso la Corte di Appello di Lecce (presidente Rodolfo Boselli, consiglieri Fausta Palazzo e Maurizio Petrelli), accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Francesco Saponaro ha liquidato a Gallo 97 mila euro a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione sofferta. I giudici hanno anche condannato il ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento delle spese legali sostenute dal 63enne fasanese per tutelare in giudizio le proprie ragioni. Spese che il collegio ha quantificato in seimila euro.

 

Il fatto.

Ugo Gallo fu arrestato dai poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Brindisi nell’agosto del 2010 nell’ambito dell’operazione «Asterix», il blitz con cui la Polizia diede scacco matto ad un gruppo di spacciatori che, commerciando eroina, cocaina e hashish e ricorrendo alle botte da orbi ogni volta che un tossicodipendente non pagava le forniture di stupefacenti, faceva affari d’oro a Fasano e dintorni.

Nove le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba di quel giorno dagli agenti. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi chiesti e ottenuti dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale di Lecce Alberto Santacatterina e Silvia Nastasia c’era, per l’appunto, anche Ugo Gallo, che finì in carcere. Dopo aver trascorso dieci e passa mesi in prigione e altri tre mesi ai domiciliari, nel dicembre del 2011 il 63enne fasanese ha incassato l’assoluzione.

Il gup distrettuale Vincenzo Brancato – l’indagato aveva chiesto e ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato, l’avvocato Saponaro aveva subordinato la sua richiesta di accesso al rito alternativo all’audizione delle due presunte vittime dei reati contestati al suo cliente – aveva assolto Ugo Gallo per mancanza di querela di parte dall’accusa di aver picchiato un tossicodipendente che non aveva saldato il proprio conto con i suoi fornitori di sostanza stupefacente. Per quanto concerne lo spaccio di droga, Gallo era stato assolto con la formula «il fatto non sussiste».

Una volta che la sentenza assolutoria è diventata definitiva il legale di Gallo ha citato in giudizio lo Stato per far ottenere al proprio assistito il risarcimento per l’ingiusta detenzione.

 

(fonte: Mimmo Mongelli, la Gazzetta del Mezzogiorno, 25 luglio 2013)

 

 

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