Savoiagate, risarcito sindaco di Campione

La quinta sezione della Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto un risarcimento pari a 11 mila euro per ingiusta detenzione a favore dell’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, finito in manette la sera del 16 giugno 2006 nell’ambito dell’inchiesta “Savoiagate” che portò in carcere anche Vittorio Emanuele di Savoia, condotta dal sostituto Henry John Woodcock della Procura di Potenza.
Secondo i pm comaschi Mariano Fadda e Maria Vittoria Isella, a cui fu poi stralciato il troncone relativo dell’inchiesta, non vi erano prove di una eventuale attività illecita all’ombra del Casinò di Campione.

(Fonte: Agr, 26 luglio 2007)

Riceverà un risarcimento pari a 11 mila euro l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, finito ingiustamente in carcere e poi ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta per corruzione e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione che coinvolse anche Vittorio Emanuele di Savoia. La quarta sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato il ricorso del ministero dell’Economia presentato contro l’ordinanza con cui la Corte d’appello di Milano aveva accolto l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione avanzata dall’ex sindaco, in relazione all’inchiesta che si era poi conclusa con l’archiviazione.
La Corte milanese, ritenuta “l’assenza di colpa grave”, aveva stabilito un risarcimento così alto rilevando che “quando la detenzione presenti aspetti particolari, nella specie sussistenti avendo essa colpito un soggetto che esercitava funzioni di sindaco e che si era visto costretto a dare le dimissioni, che aveva poi trovato rilevanti ostacoli per una parallela attività lavorativa e che era stato coinvolto in una violenta campagna di stampa”, poteva essere superato l’importo corrispondente a quello massimo giornaliero liquidabile sulla base dei parametri aritmetici elaborati dalla giurisprudenza.
La Suprema Corte, con la sentenza n. 4177, ha dichiarato infondato il ricorso del ministero, sottolineando che “la delicatezza della materia e le difficoltà per l’interessato di provare nel suo preciso ammontare la lesione patita hanno indotto il legislatore a non prescrivere al giudice l’adozione di rigidi parametri valutativi, lasciandogli al contrario, entro i confini della ragionevolezza e della coerenza, ampia libertà di apprezzamento delle circostanze”.

(fonte: Agi, 29 gennaio 2009)

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