Non molestò quell’attrice: quel direttore di Festival non c’entra

L’accusa era infamante, per quanto confusamente brandita, sicché rassicura sapere che è stata archiviata la denuncia “per violenza sessuale”, risalente allo scorso novembre, nei confronti di Fabrizio Grosoli, critico cinematografico e direttore di festival nonché consulente del Festival di Roma.

“Letti gli atti del procedimento ed esaminata la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico ministero”, il giudice per le indagini preliminari Roberto Saulino “ha ritenuto di dover condividere le argomentazioni del pm in ordine all’insussistenza di elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, e ha disposto l’archiviazione del procedimento”. Meglio così, viene restituito l’onore a Grosoli, il quale in verità s’è sempre dichiarato innocente, vittima di uno spaventoso equivoco, e cade la denuncia per molestie sessuali che destò un certo clamore nello scorcio finale della cine-kermesse all’Auditorium, lo scorso novembre.

Fu l’Ansa a fare, per prima, il nome del critico coinvolto nell’oscura faccenda, e il giorno dopo alcuni quotidiani, tra i quali “il Riformista” e “il Fatto Quotidiano”, ripresero la notizia con evidenza. Qualcuno ricorderà. Sembrava impossibile, nonostante il contorno di facce stupite, sorrisi impietosi, silenzi imbarazzati, sospetti a mezza bocca.

Nell’Italia del “bunga bunga” succedeva che uno stimato critico finisse nel tritacarne mediatico con l’accusa, grave ma dai contorni parecchio confusi, di aver molestato in sala, un’attrice trentottenne.

La donna, Nadia K., si disse assolutamente sicura dei fatti: “Ho sentito che mi metteva le mani addosso, ma sono rimasta pietrificata per la paura, poi non ce l’ho fatta più e ho reagito”. L’Ansa precisò che l’uomo, nell’imbarazzo generale, s’era avviato verso l’uscita, quasi scappando, e proprio lì era stato fermato dalla polizia. Più tardi, al commissariato di Villa Glori, scattava la denuncia: addirittura per violenza sessuale.

Lui è Fabrizio Grosoli, modenese, 56 anni, apprezzato da tutti nell’ambiente del cinema. Ha lavorato a “Ciak”, a Tele +, alla Fandango, scritto libri sul cinema tedesco, selezionato film alla Mostra di Venezia, diretto rassegne di prestigio come il festival di Bellaria. Una figura di spicco del Festival di Roma. Un super esperto, diciamo: infatti si occupa, con tanto di menzione sul catalogo, sia della selezione ufficiale curata dalla direttrice Piera Detassis sia della sezione Extra pilotata da Mario Sesti.

In quell’occasione spiegò così i fatti al “Riformista”. “Ero seduto a vedere un film irlandese. Devo essermi assopito, forse sono scivolato un po’ sulla sedia. Non saprei dire. Fatto sta che, a un certo punto, questa signora, mai vista in vita mia, ha cominciato a urlare, dicendo che la stavo molestando. Una sua amica giornalista confermava. Così ho pensato di allontanarmi velocemente dalla sala, per non creare disagio e imbarazzo. Forse ho sbagliato. Escludo di aver compiuto azioni moleste o gravi violenze sessuali, come mi imputa la denuncia. I fatti si chiariranno. Come sto? Molto male, mi sento psicologicamente distrutto. Il mio nome non doveva uscire”.

Già. In quelle ore concitate, nel giorno del sospetto, solo Sesti difese Grosoli senza titubanze. “Sono sicuro che si tratti di un equivoco spaventoso. Ha presente certi film di Fritz Lang? Conosco Fabrizio dalla metà degli anni Ottanta, non c’è nulla, proprio nulla, che possa farmi ritenere verosimile una cosa del genere”. Aveva ragione.

(fonte: Dagospia, 25 febbraio 2011)

Il critico che palpava le donne

All’Auditorium, ieri, non si parlava d’altro. Per la serie: «Possibile? Ma chi l’avrebbe mai detto?». Con contorno di facce stupite, sorrisi impietosi, silenzi imbarazzati…

All’Auditorium, ieri, non si parlava d’altro. Per la serie: «Possibile? Ma chi l’avrebbe mai detto?». Con contorno di facce stupite, sorrisi impietosi, silenzi imbarazzati. Nell’Italia del “bunga bunga” e nel Festival che investiga sui segreti della sessualità femminile (vedere per credere il giapponese “Yoyochu in the Land of Rising Sex”) succede che uno stimato cine-critico finisca nel tritacarne mediatico con l’accusa, infamante ma dai contorni parecchio confusi, di aver molestato in sala, nel buio di una proiezione, un’attrice trentottenne. La donna, Nadia K., non scherza. Si dice assolutamente sicura dei fatti: «Ho sentito che mi metteva le mani addosso, ma sono rimasta pietrificata per la paura, poi non ce l’ho fatta più e ho reagito». L’Ansa aggiunge che l’uomo, nell’imbarazzo generale, martedì sera si sarebbe avviato verso l’uscita, quasi scappando, e proprio lì è stato fermato la polizia. Più tardi, al commissariato di Villa Glori, scattava la denuncia, addirittura per violenza sessuale.

Lui si chiama Fabrizio Grosoli, modenese, 56 anni, apprezzato da tutti nell’ambiente: è uno che si occupa di cinema da sempre. Ha lavorato a “Ciak”, a Tele +, alla Fandango, scritto libri sul cinema tedesco, selezionato film alla Mostra di Venezia, diretto rassegne di prestigio come il festival di Bellaria. Lo vedi sempre in giro, anche l’altro giorno passeggiava spedito nei corridoi dell’Auditorium, perché è un esponente di spicco del Festival di Roma. Un super esperto, diciamo: infatti si occupa, con tanto di menzione sul catalogo, sia della selezione ufficiale curata da Piera Detassis sia della sezione Extra pilotata da Mario Sesti.

Ecco la sua versione: «Ero seduto a vedere un film irlandese. Devo essermi assopito, forse sono scivolato un po’ sulla sedia. Fatto sta che, a un certo punto, questa signora, mai vista in vita mia, ha cominciato a urlare, dicendo che lo stavo molestando. Ho pensato di allontanarmi velocemente, per non creare disagio. Forse ho sbagliato. Escludo di aver compiuto azioni moleste. Sto molto male, mi sento psicologicamente distrutto».

Inutile dire che, per tutta la giornata, s’è respirato imbarazzo al Festival. Nessun comunicato ufficiale, neppure attendista o di circostanza. Laconico il presidente Gian Luigi Rondi: «Non dipende da me, ma so che Grosoli è una brava persona, sarà un malinteso». L’unico che, nel giorno del sospetto, difende Grosoli senza titubanze è Sesti. «Sono sicuro che si tratti di un equivoco spaventoso. Ha presente certi film di Fritz Lang? Conosco Fabrizio dalla metà degli anni Ottanta, non c’è nulla che possa farmi ritenere verosimile una cosa del genere». Ci si augura naturalmente che non sia un nuovo caso Scarparo-Marramao.

(fonte: Michele Anselmi, Il Riformista, 3 novembre 2010)

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