Ergastolo per un omicidio mai commesso, libero dopo tre anni

Persino la corte di giustizia europea aveva condannato l’Italia per l’ingiusta detenzione di Alberto Ogaristi rinchiuso in carcere per una condanna all’ergastolo per un omicidio che non aveva commesso. Dopo il niet delle corti di Appello di Roma e di Perugia alla sua scarcerazione nonostante la confessione di un pentito, Massimo Iovine, che aveva fornito un’ampia confessione dell’omicidio di Antonio Amato il 18 febbraio del 2002. La Dda napoletana aveva chiesto la revisione del processo ma la corte di Appello della capitale aveva respinto la richiesta di scarcerazione. La Cassazione aveva redarguito i magistrati romani e aveva trasferito la cosa a Perugia dove però non è cambiato nulla. Nuova decisione delle Cassazione e nuovo trasferimento, questa volta a Firenze, dove i magistrati hanno rimesso in liberta Ogaristi che è tornato a casa felicissimo, accolto da amici e parenti che hanno lottato per anni per dimostrare la sua innocenza.

 

I PROCESSI – Il riconoscimento di Alberto Ogaristi avvenne attraverso una fotografia. Il cognato della vittima, scampato all’agguato, che ora è stato inquadrato nello scontro fra i componenti del clan di Bidognetti, e poi sparito in Albania, paese dal quale proveniva. In primo grado la corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere mandò assolto l’operaio perché il testimone dell’accusa non si era presentato. In realtà Ogaristi era in compagnia della fidanzata al momento del delitto (oggi è sua moglie) ma la ragazza ebbe qualche titubanza nell’ammettere al circostanza. Tanto bastò per chiedere il giudizio e proporre l’appello che si è chiuso con la condanna all’ergastolo dello sfortunato casalese, vittima, probabilmente, del clima di violenza che fra primo e secondo processo si era creato nella cittadina casertana per le azioni dell’ala stragista dei clan casertani. Ogaristi che nel frattempo dopo essersi sposato aveva cominciato a lavorare in Umbria, non si fece trovare quando i carabinieri bussarono alla sua porta. Sia il suo datore di lavoro, che tutti gli amici giuravano sulla sua innocenza, ma inutilmente. Petizioni, marce, l’impegno di alcuni sacerdoti non valsero a nulla. Confermata la condanna Ogaristi venne preso dai carabinieri quando era andato a trovare i parenti.

 

IL PENTITO – Sembrava difficile, quasi impossibile, leggendo le carte processuali, dimostrare l’innocenza del giovane. Era evidente dagli incartamenti che non aveva commesso il delitto, che l’albanese cognato della vittima forse doveva essere torchiato di più, forse si doveva indagare di più su lui, non fosse altro perché dopo il riconoscimento fotografico era diventato uccel di bosco. Ma per dimostrare la sua innocenza si doveva trovare un colpevole che però non c’era. Mentre cominciava a scontare la pena a vita il colpo di scena. Un pentito dei casalesi confessa il delitto, non l’unico della sua carriere. Così comincia la battaglia per la scarcerazione. Arrivata dai giudici fiorentini dopo che persino la corte di giustizia europea aveva detto chiaro e tondo che lui con quel delitto non c’entrava nulla. Un grave errore giudiziario del quale ora si sono resi conto i magistrati, molto dopo dei loro colleghi della Dda partenopea che da mesi avevano chiesto la revisione del processo.

 

(fonte: Vito Faenza, Corriere del mezzogiorno , 23 giugno 2010)

 

Strasburgo condanna Italia per processo «non equo» ad un affiliato ai casalesi

Risarcimento di 15 mila euro per Alberto Ogaristi: accusato di omicidio e poi scagionato, è in carcere

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver concesso un «equo processo» ad Alberto Ogaristi, pregiudicato, ritenuto affiliato al clan dei «casalesi» e condannato all’ergastolo per omicidio nell’ambito di una faida tra due gruppi. L’uomo, in carcere dal 2007, è stato poi riconosciuto innocente. Ogaristi, spiega la Corte europea, è stato condannato all’ergastolo solamente sulla base di quanto dichiarato da un testimone che gli avvocati della difesa non hanno mai potuto interrogare. Secondo i giudici di Strasburgo che hanno stabilito che al presunto camorrista, poi riconosciuto innocente, dovranno essere versati 15 mila euro perché ha subito «un torto morale certo», il modo più appropriato di rimediare alla violazione è di sottoporre l’uomo a un nuovo procedimento giudiziario, «in tempi utili e rispettando le regole di un equo processo».

 

IL CASO – Che Alberto Ogaristi sia ingiustamente in carcere, perchè innocente, lo hanno accertato le stesse autorità italiane che nel 2009 hanno arrestato i veri colpevoli dell’omicidio e tentato omicidio avvenuti, in un agguato, la sera del 18 febbraio del 2002 a Villa Literno. Tuttavia, la Corte d’Appello di Perugia, l’ultima a cui è stato domandato di pronunciarsi in merito alla riapertura del processo, ha stabilito che ciò non potrà avvenire fino alla condanna definitiva dei veri colpevoli.
L’uomo era stato condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per l’ omicidio di Antonio Amato, esponente di un clan camorristico del Casertano, e di tentato omicidio ai danni del cognato della vittima, Telat Qoqu, avvenuti il 18 febbraio 2002 a Villa Literno.

 

LE NUOVE INDAGINI – Nel gennaio scorso i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, a conclusione di nuove indagini coordinate dalla Dda di Napoli, accertarono l’estraneità di Ogaristi arrestando i tre presunti responsabili del delitto. Secondo gli inquirenti, Amato e Qoqu rimasero vittime di un agguato nell’ambito della lotta tra le due fazioni del clan dei Casalesi, operanti tra Villa Literno e Castelvolturno, quelle del gruppo capeggiato da Francesco Bidognetti, detto ’Cicciotto e mezzanotte e dei Cantiello-Tavoletta. Ad uccidere Amato, legato alla fazione dei Cantiello-Tavoletta e a ferire il cognato, secondo gli sviluppi delle nuove indagini, non fu quindi Ogaristi, accusato, anche sulla base delle indicazioni fornite agli investigatori da Telat (che riconobbe Ogaristi come uno dei suoi sicari), ma Luigi Guida, detto ’o drink’, boss originario del rione Sanità di Napoli, nominato da Francesco Bidognetti come reggente della cosca per un lungo periodo. Con lui in carabinieri arrestarono Luigi Grassia e Gaetano Ziello, entrambi di Casal di Principe. Le indagini che portarono alla riapertura del caso si basano sulle dichiarazioni riscontrate di alcuni collaboratori di giustizia. Ogaristi dopo un periodo di latitanza fu catturato il 6 luglio 2007 a Casal di Principe dopo un tentativo di fuga attraverso i tetti.

 

(fonte: Ansa, 18 maggio 2010)

 

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