Due mesi in carcere innocente al posto del fratello

Angelo e Daniele Gallo Cassarino

a sinistra Angelo Gallo Cassarino, vero autore della rapina; a destra il fratello Daniele

In carcere al posto del fratello, vero colpevole della rapina imputata a lui. Ecco la storia di un errore giudiziario che ha dell’incredibile: per uno scambio di persona, un innocente è stato in carcere 53 giorni, prima che la verità venisse fuori. E chissà se il risarcimento per ingiusta detenzione riuscirà a sanare la ferita inferta a un giovane piemontese, arrestato ormai quasi 4 anni fa e solo oggi riconosciuto definitivamente innocente.

 

Luglio 2012. Un uomo entra nella filiale di Banca Intesa Sanpaolo di San Giorgio Canavese, un piccolo centro in provincia di Torino, con un taglierino. Ha preparato la rapina nei minimi particolari, o almeno è quello che pensa: si è cosparso le dita di colla per non lasciare impronte. Ma il colpo non gli riesce come vorrebbe: viene disarmato addirittura da una commessa, che lo mette in fuga con un bottino magro, solo 1750 euro.

In terra restano un catalogo del supermercato “Self” e un borsone di tela, che il rapinatore aveva con sé al momento di entrare in banca. Che si riveleranno decisivi per le indagini.

 

Grazie a questi due oggetti, infatti, gli inquirenti risalgono a Daniele Gallo Cassarino, all’epoca 22 anni: sul catalogo c’è una sua impronta digitale, sulla borsa tracce del suo Dna. Ma Daniele con quella rapina non c’entra assolutamente nulla. Il vero colpevole è il fratello Angelo, che prima di uscire dalla casa dove vive con Daniele per andare a svaligiare la banca, afferra il catalogo e la borsa senza immaginare che sul primo ci fosse un’impronta e sulla seconda tracce del sudore del fratello.

 

Daniele grida subito la sua innocenza, fa notare agli inquirenti che il giorno della rapina si trovava a Torino, ma non c’è niente da fare: nell’autunno del 2013 finisce in carcere. Il suo avvocato, Vittorio Pesavento, chiede più volte una perizia antropometrica sui filmati delle videocamere di sorveglianza, ma l’otterrà soltanto nel processo d’appello; invoca le differenze somatiche, che pure sono evidenti; cerca di far notare che Daniele ha un tatuaggio sul collo e Angelo no.

 

Daniele resta in carcere 53 giorni da innocente. Subito dopo, gli viene disposto l’obbligo di dimora a Torino. Non serve a nulla neanche che, dopo grandi sofferenze, accetti di fare il nome del vero colpevole: cioè il fratello Angelo, per giunta autore in passato di altre rapine. Non viene creduto, nemmeno quando lo stesso Angelo Cassarino si autoaccusa del reato durante la sua testimonianza davanti ai giudici.

 

Nel novembre 2014, il Tribunale di Ivra condanna Daniele Gallo Cassarino a 4 anni e sei mesi per rapina. In secondo grado, la svolta: l’avvocato Pesavento riesce a far disporre una perizia su tutti gli elementi che potrebbero scagionare l’imputato. Il risultato del lavoro realizzato dal professor Sebastiano Battiato è finalmente positivo: nel marzo del 2016, a quattro anni di distanza dai fatti, i giudici di secondo grado riconoscono che Daniele Gallo Cassarino è innocente. E lo assolvono per non aver commesso il fatto. Il nuovo processo vedrà come imputato il fratello Angelo.

 

Poco più di un anno dopo, l’8 giugno 2017, la Corte d’appello di Torino dispone il risarcimento per ingiusta detenzione nei confronti di Daniele Gallo Cassarino. Per i 53 giorni trascorsi in carcere senza colpa ha diritto a 12.498 euro.

 

 

(fonte: La Stampa, 3 marzo 2016 e 9 giugno 2017)

 

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