Pietro Boero, il poliziotto accusato di omicidio era innocente

Pietro Boero

Poco più di 95 mila lire per ogni giorno di carcere. E’ quanto pagherà lo Stato a Pietro Boero, 43 anni, l’ex poliziotto astigiano accusato e poi assolto dall’imputazione di aver ucciso un collega, Fiorentino Manganiello, durante una rapina: l’episodio nel novembre di 13 anni fa alle Poste di corso Dante.
Il risarcimento per l’ingiusta detenzione è stato stabilito dalla quinta sezione civile del tribunale di Milano: nel capoluogo lombardo si era svolto l’ultimo dei processi d’appello. Ottanta milioni (la legge prevede una indennità massima di 100) la cifra fissata dai giudici per i 28 mesi trascorsi da Boero in cella ad Alessandria prima della sentenza definitiva del giugno’ 94. “Ma nella motivazione si definisce incalcolabile il danno patrimoniale e morale che ho subito”, dice l’ex poliziotto che all’epoca dell’arresto gestiva alcune discoteche in Piemonte. “E’ un momento che ho atteso per tanto tempo – spiega Boero, che adesso aiuta alcuni amici nella gestioni di locali – ma non è finita qui”. L’ex poliziotto minaccia di andare avanti con una serie di denunce: “L’ho sempre detto: contro di me hanno avuto peso atti che sono falsi”.

 

Una storia ricca di colpi di scena. In primo grado Boero, nel giugno ’90, fu condannato all’ergastolo. Poi tre processi d’appello (nel primo la pena venne ridotta a 30 anni di carcere, negli altri i giudici optarono per l’assoluzione) ed altrettanti in Cassazione. Il caso passò poi di competenza del tribunale di Milano dopo il pronunciamento di entrambe le sezioni della corte d’appello di Torino.

 

Un carattere battagliero ai confini con il guascone e ottime doti di investigatore. Ma, nelle indagini seguite alla drammatica rapina alle Poste, una pista porterà proprio a lui (che nel frattempo aveva lasciato la polizia). Diversi gli indizi: la potente motocicletta su cui il bandito era scappato era lo stesso modello di quella che Boero possedeva; la pistola usata (una Beretta 92S), la stessa arma in dotazione alle forze dell’ordine. E a puntare l’indice contro l’ex poliziotto una lettera anonima fatta arrivare al commissariato di Casale: nel centro monferrino Boero aveva aperto la discoteca Diva. E la gestione dei locali fu un altro argomento usato dall’accusa, sostenendo la tesi che le discoteche fossero state acquistate con il bottino della rapina. Accuse a cui Boero ribatterà: “Le ho comprate firmato montagne di cambiali” dirà, mostrando inoltre le relazioni dei periti di Scotland Yard e dell’Fbi per dimostrare che la pistola che uccise il piantone delle Poste non era la sua.

 

(fonte: La Stampa, 12 giugno 1996)

 

 

 

 

Commenti

  1. Pietro Boero scrive:

    Ebbene si mi hanno dato lo pseudonimoo di LUCA in http://WWW.poliziotti.it ed ora 2014 piano piano esco allo scoperto, visto che ormai a distanza di 24 anni
    ho trovato tutti i documenti, rapporti di P.G. ed atti processuali FALSI fatti dal P.M BOZZOLA Mario, dal GIP MASSOBRIO RENZO dal Funzionario di Polizia
    TORE Gianantonio dal Sottufficiale di P.S. SCAGLIONE Livio, dai CTU BAIMA BOLLONE Pieluigi, CAVENAGO Luciano, CRENASCO Mario, GHIO Aurelio, tutti colpevoli di voler avuto trovare nel 1990 a tutti i costi UN COLPEVOLE facendo FALSI ai miei danni con conseguente condanna in 1° grado all’ERGASTOLO ed in secondo grado a 30 anni diu reclusione.- Questa è anche la Giustizia Italiana che tanti non possono dire IO SI !
    Ho fatto 28 mesi di galera da ex Poliziotto, 54 mesi con la paura dell’ERGASTOLO passando in giudicato per non aver commesso fatto dopo 8 gradi di processo dal 1990 al 1994 (udienza preliminare – 1° grado 3 appelli in Corte d’Assise e 3 cassazioni )
    1995 denunciavo penalmente, sinteticamente, il fatto affinché si cercassero i falsi;
    1996 ripetevo la denuncia penale portando il P.M. BOZZOLA Mario davanti al GIP di Milano in sede di opposizione all’archiviazione ma anche qui nulla di fatto;
    2004 ricevevo mezzo posta busta dalla Questura di Asti contenete documentazione e fotografie che mi hanno indotto a riesumare (autorizzato dal Tribunale) i fascicoli del processo e (dalla Questura di Asti ) il fascicolo delle Indagini.- In quei fascicoli ho trovato TUTTI i falsi che avevo sempre invocato invano.-
    Il P.M. BOZZOLA ed il GIP MASSOBRIO avevano dimenticato di far sparire i FALSI siccome INDAGATI LORO dagli stessi colleghi Giudici di Milano per REATI aberranti fatti dal GIP MASSOBRIO (Condannato)
    2007 denunciavo TUTTI penalmente ma purtroppo i reati da loro commessi si sono prescritti
    2011 denuncio responsabilità dei magistrati L. 117/88 ma niente di fatto siccome inammissibile per decadenza il ricorso non avendo esercitato l’azione nei
    2 anni successivi (questo lo sapevo) e fatto lo stesso ricorso per “chiudere” una partita che mi sarebbe stata richiesta dagli stessi Giudici cui avrò modo di contattare siccome…………….. s e g u i r à la cronostoria con l’elenco dei FALSI che hanno fatto i CIARLATANI sopra nominati, PER FARMI CONDANNARE che oltre avermi infangato coinvolgendo tutti i miei parenti hanno infangato anche il BUON NOME DELLA POLIZIA DI STATO E LA GIUSTIZIA ITALIANA il tutto per poter nascondere mie eventuali rivelazioni CHE POTEVO FARE nel caso che stava per “ESPLODERE IN ASTI” sulla “CASSA DI RISPARMIO DI ASTI — RAPISARDA”………..a dopo !

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