331 giorni in carcere, ma il killer non era lui

Orazio La Rosa

Orazio La Rosa

Lo avevano accusato di essere uno degli autori materiali del “delitto di Santo Stefano”, un omicidio mafioso avvenuto a Barrafranca, in provincia di Caltanissetta. Ma Orazio La Rosa con quell’assassinio non c’entrava nulla. E ha finito per trascorrere quasi un anno in carcere da innocente. Prima di venire riconosciuto totalmente estraneo ai fatti.

 

È il 26 dicembre 2010. Un killer solitario salta fuori da un cespuglio, si avvicina all’auto dove si trovano il trentunenne Maurizio Marotta (residente in Germania e tornato a casa per le feste di Natale) e suo fratello Gaetano. Il sicario spara in volto a Maurizio, uccidendolo all’istante. Poi punta l’arma contro Gaetano che sta tentando una minima reazione e lo ferisce. Quindi si dilegua.

 

Dell’omicidio viene accusato un panettiere di 39 anni, Orazio La Rosa, che finisce in carcere nel 2011: a incastrarlo sarebbero diverse intercettazioni ambientali. Quando però il suo difensore – l’avvocato Paolo Giuseppe Piazza – chiede di ascoltarle, si rende conto che si tratta di frasi registrate da notevole distanza, per giunta in dialetto stretto. Non solo: le parole interpretate come riferimenti al delitto, sono in realtà collegate a tutt’altro.

 

Il processo, che si celebra con il rito abbreviato, va avanti a colpi di perizie e controperizie per dimostrare l’errore delle indagini: quelle intercettazioni non possono costituire una prova valida per condannare Orazio La Rosa. Alla fine, la difesa ha la meglio. E così, nel luglio 2012, il Gup del Tribunale di Caltanissetta, Davide Salvucci, assolve il panettiere di Barrafranca con la formula più ampia: “per non aver commesso il fatto”. La sentenza diventa esecutiva a fine novembre, perché la procura – che pure aveva chiesto la condanna all’ergastolo per l’imputato – decide di non impugnare il verdetto di primo grado.

 

La Rosa ha trascorso 331 giorni nel carcere di Caltanissetta. Per questo l’avvocato Paolo Giuseppe Piazza decide di presentare istanza di riparazione per ingiusta detenzione: il panettiere di Barrafranca merita un risarcimento per ciò che è stato costretto a subire.

 

A sei anni e mezzo dal “delitto di Santo Stefano” (che ancora oggi resta irrisolto), i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta accolgono la domanda di La Rosa. Dispongono la liquidazione di un risarcimento pari a 78 mila euro, calcolati rigidamente secondo i parametri di legge: 235 euro per ciascun giorno passato in cella da innocente.

 

(fonti: Il Giornale di Sicilia, Radio Luce, 26 luglio 2017)

 

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